Dopo la dichiarazione di successione: cosa fare
8 min di lettura · Aggiornato il 23 ottobre 2026
Presentata la dichiarazione di successione, molte famiglie pensano di aver finito. In parte è vero: con la dichiarazione telematica si pagano le imposte sugli immobili e, di norma, parte anche la voltura catastale. Ma restano cose che nessuno fa al posto tuo: conservare le ricevute giuste, controllare la voltura, sbloccare conti e titoli, passare le auto al PRA, aggiungere i beni scoperti dopo. Qui trovi l’ordine in cui farle. Non è una consulenza fiscale o legale: per il tuo caso rivolgiti a chi ha presentato la dichiarazione, a un commercialista o a un notaio.
Prima di tutto: le ricevute
Dopo l’invio l’Agenzia delle Entrate restituisce più ricevute, in momenti diversi. La seconda, dopo i controlli formali, riporta gli estremi di registrazione ed è la prova della presentazione. Seguono la ricevuta del pagamento, se le imposte sono state addebitate sul conto, una copia semplice della dichiarazione e, se c’erano immobili, l’esito delle volture catastali.
Si trovano nell’area riservata del sito dell’Agenzia, sezione «Ricevute e altre comunicazioni»; la copia della dichiarazione è anche nel cassetto fiscale del dichiarante e degli eredi indicati. Scaricale e tienile insieme: gli estremi di registrazione (anno, volume e numero) servono per ogni correzione futura, e se trova una maggiore imposta l’ufficio può notificare un avviso di liquidazione entro due anni dalla presentazione.
La copia semplice non vale come copia conforme. Per banche e intermediari serve l’attestazione di avvenuta presentazione: se l’hai chiesta nella dichiarazione, barrando la casella nel frontespizio, ne viene rilasciata una sola, scaricabile da chi ha trasmesso la dichiarazione per sette giorni dal primo download, al costo di 48 euro fra bollo e tributi speciali. Altrimenti la si chiede in un qualsiasi ufficio territoriale dell’Agenzia, con i contrassegni telematici, l’ex marca da bollo. Se non vuoi mostrare alla banca la dichiarazione intera, con i dati di altri eredi e beni, in ufficio puoi chiedere un estratto, pagando i relativi tributi.
Se invece devi ritrovare una successione presentata anni fa, la strada è diversa ed è spiegata nella guida «Documenti per la successione: la lista completa».
Gli immobili: la voltura catastale
La voltura aggiorna l’intestazione catastale: dice all’Agenzia che il titolare di un immobile non è più il defunto ma gli eredi. Il modello telematico si chiama infatti «Dichiarazione di successione e domanda di volture catastali», e con la sua presentazione le volture vengono eseguite in automatico, salvo diversa indicazione di chi dichiara.
Non sono automatiche se nella dichiarazione si è scelto di non avvalersene, per l’eredità giacente o amministrata, per i trust, per gli immobili gravati da oneri reali e dove vige il Libro fondiario, il sistema tavolare delle province di Trento e Bolzano. Allora la domanda di volture va presentata entro 30 giorni dalla registrazione della dichiarazione, la cui data è nella seconda ricevuta: all’Ufficio provinciale – Territorio, anche per raccomandata o PEC con la seconda ricevuta e un documento d’identità, oppure online con «Voltura catastale web», nell’area riservata con SPID, CIE o CNS, fuori da Trento e Bolzano. Se la domanda manca o arriva in ritardo si applicano sanzioni.
Quanto costa dipende dalla strada. Con la voltura automatica i tributi sono già compresi nella dichiarazione: la tassa per i servizi ipotecari e catastali è di 120 euro per ogni conservatoria in cui ci sono immobili, di cui 55 per le volture e 65 per la trascrizione. Con una domanda separata, secondo la scheda dell’Agenzia sui costi, si pagano 70 euro per ciascuna domanda, più 16 euro di bollo ogni quattro pagine; su carta serve una domanda per ogni comune, distinta per terreni e fabbricati.
La ricevuta delle volture dice se sono stati volturati tutti gli immobili, solo una parte o nessuno; nel secondo caso indica quelli con incongruenze, da rivedere con chi ha presentato la dichiarazione. Per controllare, ogni erede può fare gratis una visura dei propri immobili, anche se ne ha solo una quota, nell’area riservata dell’Agenzia, con il servizio «Visure, planimetrie e ispezioni ipotecarie dei propri immobili».
Un caso frequente: il genitore aveva l’usufrutto di una casa di cui i figli erano già nudi proprietari. Dal 1° gennaio 2025 la riunione dell’usufrutto, dell’uso o dell’abitazione per causa di morte la fa l’Agenzia senza oneri, e il nudo proprietario non deve fare nulla. Fanno eccezione l’usufrutto con diritto di accrescimento, che richiede una domanda esente da tributi, e l’usufrutto successivo o a termine, che richiede domanda e tributi.
Le imposte sugli immobili: cosa hai già pagato
Se nell’eredità ci sono terreni o fabbricati, le imposte ipotecaria e catastale si calcolano e si versano in autoliquidazione entro lo stesso termine della dichiarazione, di norma insieme all’invio. L’imposta ipotecaria, che paga la trascrizione del certificato di successione nei registri immobiliari, è del 2% del valore dell’immobile; quella catastale, legata alla voltura, dell’1%. Ciascuna non può essere inferiore a 200 euro, e se l’erede ha i requisiti «prima casa» sono di 200 euro fissi ciascuna. A queste si aggiungono 85 euro di imposta di bollo e la tassa da 120 euro, per ogni conservatoria.
Per le successioni aperte dal 1° gennaio 2025 anche l’imposta di successione, se dovuta, si autoliquida nella dichiarazione e si paga entro 90 giorni dal termine di presentazione, a rate da 1.000 euro in su; per le successioni precedenti la liquida l’ufficio con un avviso, da pagare entro 60 giorni dalla notifica. Un pagamento mancato o tardivo comporta sanzioni, riducibili con il ravvedimento operoso.
Una cosa in meno: chi ha presentato una dichiarazione di successione con immobili non deve presentare la dichiarazione IMU. Copia della successione la trasmette l’Agenzia al comune in cui si trovano gli immobili.
Conti, titoli e polizze
La legge è esplicita: chi doveva somme al defunto o ne custodiva i beni, come la banca del conto, non può pagarle o consegnarle agli eredi senza la prova della presentazione della dichiarazione che le indica, o la dichiarazione scritta che non era dovuta. Per i titoli, banche e intermediari non possono annotare il passaggio né fare alcuna operazione finché la prova non arriva (art. 48, commi 3 e 4, del d.lgs. 346/1990). Per questo, dice l’Agenzia, l’attestazione serve a svincolare conti e titoli.
Oltre alla dichiarazione, la Banca d’Italia indica il certificato di morte e i documenti che dimostrano chi sono gli eredi; ogni banca ha poi la sua lista, da chiedere per iscritto. Poi gli eredi possono chiudere il conto e dividere le somme fra gli aventi diritto, o subentrare nel conto, se la banca lo permette. Per i conti cointestati vedi «Conto cointestato e morte: chi può prelevare».
Le polizze vita seguono un’altra strada: con la designazione il beneficiario acquista un diritto proprio (art. 1920 c.c.), e le istruzioni dell’Agenzia escludono dalla dichiarazione le indennità spettanti agli eredi per assicurazioni stipulate dal defunto. Si chiedono alla compagnia, con i documenti che indica; come trovarle è nella guida «Polizze vita dormienti e conti dimenticati: come cercarli».
Se salta fuori un bene dimenticato
Capita: un conto in una banca che nessuno conosceva, un deposito titoli, un terreno. Per aggiungerlo si presenta una dichiarazione sostitutiva, che sostituisce per intero la precedente e va quindi compilata in tutti i quadri, indicando gli estremi di registrazione della prima. Se il bene nuovo non è un immobile, non si pagano di nuovo trascrizione e voltura. Online può inviarla solo chi ha presentato la prima dichiarazione.
Senza la sostitutiva, quella banca non può liberare le somme, perché la legge chiede la prova di una dichiarazione che indichi proprio quel conto. La sostitutiva serve anche per correggere i dati degli eredi o degli immobili, il loro valore o le quote.
L’auto e l’accettazione dell’eredità
I veicoli iscritti al PRA non vanno nella dichiarazione di successione: non fanno parte dell’attivo ereditario. Passano agli eredi con una pratica al PRA basata sull’accettazione dell’eredità, spiegata nella guida «Le auto vanno in successione? No: cosa fare al PRA». Ricorda che l’accettazione non può essere parziale (art. 475 c.c.): accettare per l’auto significa accettare tutta l’eredità, con i suoi debiti, salvo che l’accettazione sia con beneficio d’inventario, che tiene distinto il patrimonio del defunto da quello dell’erede (art. 490 c.c.).
Più in generale, la dichiarazione di successione serve agli obblighi fiscali; diventare eredi è un’altra cosa. L’eredità si acquista con l’accettazione (art. 459 c.c.), espressa, con un atto pubblico o una scrittura privata, o tacita, quando il chiamato compie un atto che potrebbe fare solo da erede (art. 474, 475 e 476 c.c.). Con gli immobili l’accettazione va trascritta nei registri immobiliari (art. 2648 c.c.): prima di vendere una casa ereditata, è un punto da verificare con il notaio. Se si teme che i debiti superino i beni, prima di qualunque gesto leggi «Debiti del defunto: gli eredi devono pagarli?» e «Rinuncia all’eredità: come si fa e quanto costa».
Domande frequenti
Cosa bisogna fare dopo la dichiarazione di successione?
Conservare le ricevute, ottenere l’attestazione di avvenuta presentazione, controllare la voltura degli immobili, portare i documenti a ogni banca per svincolare conti e titoli, passare le auto al PRA e, se emergono beni dimenticati, presentare una dichiarazione sostitutiva.
La voltura catastale è automatica con la successione?
Sì, con la dichiarazione telematica le volture vengono eseguite in automatico, salvo che si scelga di non avvalersene o in casi particolari: eredità giacente o amministrata, trust, oneri reali, zone del Libro fondiario. Allora la domanda di voltura va presentata entro 30 giorni dalla registrazione della dichiarazione.
Quanto costa la voltura catastale dopo la successione?
Con la voltura automatica è compresa nella tassa per i servizi ipotecari e catastali pagata con la dichiarazione, 120 euro per conservatoria (55 per le volture). Con una domanda separata si pagano 70 euro per domanda più 16 euro di bollo ogni quattro pagine.
Cosa chiede la banca dopo la successione per svincolare il conto?
Di norma il certificato di morte, i documenti che dimostrano chi sono gli eredi e la prova della dichiarazione di successione che indica quel conto, come l’attestazione di avvenuta presentazione, oppure la dichiarazione che non era dovuta. Ogni banca ha la sua lista: chiedila per iscritto.
Se dopo la successione si scopre un altro conto, cosa si fa?
Si presenta una dichiarazione sostitutiva, che sostituisce per intero la prima e ne riporta gli estremi di registrazione. Senza di essa la banca non può pagare agli eredi le somme di quel conto.
Dopo la successione bisogna presentare la dichiarazione IMU?
No, se la dichiarazione di successione indica gli immobili: secondo l’Agenzia delle Entrate è lei stessa a trasmetterne copia al comune in cui si trovano.
Questo articolo ha scopo informativo e non costituisce consulenza legale, fiscale o notarile. Le procedure possono variare da caso a caso: per la tua situazione rivolgiti a un notaio, un avvocato o un commercialista.