← Tutti gli articoli

Rinuncia all’eredità: come si fa e quanto costa

7 min di lettura · Aggiornato il 20 ottobre 2026

Chi è chiamato a un’eredità non è obbligato ad accettarla. Si rinuncia quasi sempre per un motivo: i debiti superano i beni, oppure si vuole che la propria parte vada ad altri familiari. È una scelta che si fa in una forma precisa, con effetti che non si fermano a chi rinuncia. Qui trovi come si fa, quanto costa, i termini da non superare, cosa succede dopo e quando conviene invece accettare con beneficio d’inventario. Non è una consulenza legale: prima di firmare parla con un notaio o con un avvocato.

Perché si rinuncia

Chi accetta un’eredità in modo puro e semplice ne prende i beni e anche i debiti, e dei debiti risponde con il proprio patrimonio. Se il defunto aveva più debiti che beni, accettare vuol dire pagare di tasca propria. La rinuncia serve soprattutto a evitarlo; a volte, invece, si rinuncia perché si vuole che la quota vada a un fratello o al genitore superstite.

Prima di decidere bisogna sapere cosa c’è nell’eredità, e spesso è proprio la parte difficile: debiti e beni vanno ricostruiti, e conviene farlo con un professionista. La guida sui debiti del defunto spiega dove cercarli.

Come si fa, passo per passo

  1. Verifica di non aver già accettato, anche senza volerlo: vendere o usare come proprio un bene dell’eredità, o comportarsi da erede, può valere come accettazione e rende la rinuncia impossibile.
  2. Scegli dove rinunciare: davanti a un notaio, oppure nella cancelleria del tribunale del luogo dell’ultimo domicilio del defunto (art. 519 c.c.). Chiedi in cancelleria quale ufficio è competente: per alcune pratiche sulle successioni è in corso il passaggio al giudice di pace.
  3. Prepara i documenti che di norma vengono chiesti: certificato di morte, documento d’identità e codice fiscale di chi rinuncia, e i dati sugli altri chiamati all’eredità. La cancelleria o il notaio ti diranno l’elenco esatto.
  4. Paga l’imposta di registro, di norma 200 euro con modello F23, e la marca da bollo da 16 euro.
  5. Firma la dichiarazione, che viene iscritta nel registro delle successioni.
  6. Informa gli altri familiari: la tua rinuncia può renderli eredi.

In cancelleria il costo è quindi di circa 216 euro, più eventuali diritti; dal notaio si aggiunge il suo onorario. Ogni persona che rinuncia fa la propria dichiarazione.

I termini da non superare

Il diritto di accettare l’eredità si prescrive in dieci anni (art. 480 c.c.), e finché non si accetta si può rinunciare. Ma c’è un’eccezione importante: chi ha il possesso, a qualsiasi titolo, di beni dell’eredità, per esempio vive nella casa del defunto o ne tiene l’auto, deve fare l’inventario entro tre mesi dalla morte o da quando ha saputo dell’eredità. Se non lo fa, è considerato erede puro e semplice e non può più rinunciare (art. 485 c.c.). Fatto l’inventario, ha quaranta giorni per decidere.

Anche un creditore o un altro interessato può chiedere al giudice di fissare un termine entro cui il chiamato deve dichiarare se accetta o rinuncia: passato quel termine senza risposta, si perde il diritto di accettare.

Cosa succede dopo la rinuncia

Chi rinuncia è considerato come se non fosse mai stato chiamato all’eredità. Nella successione per legge, però, la sua parte non sparisce: se rinuncia un figlio, al suo posto subentrano i suoi figli (art. 467 c.c.); se non ce ne sono, la quota va agli altri eredi. Per questo, quando un’eredità è piena di debiti, spesso rinuncia una famiglia intera, generazione dopo generazione. Per i figli minori la rinuncia richiede l’autorizzazione del giudice.

La rinuncia non tocca ciò che spetta per diritto proprio e non come eredità: la pensione di reversibilità, il capitale di una polizza vita con un beneficiario designato, alcune indennità di fine rapporto del lavoratore. Si può revocare la rinuncia finché il diritto di accettare non si è prescritto e nessun altro ha accettato al suo posto (art. 525 c.c.).

L’alternativa: accettare con beneficio d’inventario

Se non è chiaro se nell’eredità prevalgano i beni o i debiti, c’è una via di mezzo: l’accettazione con beneficio d’inventario. Si diventa eredi, ma dei debiti si risponde solo nei limiti di quanto si riceve, senza toccare il proprio patrimonio (art. 484 c.c.). Richiede un inventario fatto con le formalità di legge e alcuni obblighi verso i creditori; per i minori e le persone incapaci è l’unico modo in cui si può accettare (art. 471 c.c.).

Domande frequenti

Dove si fa la rinuncia all’eredità?

Davanti a un notaio o al cancelliere del tribunale del luogo in cui si è aperta la successione, cioè dell’ultimo domicilio del defunto (art. 519 c.c.). La dichiarazione è poi iscritta nel registro delle successioni.

Quanto costa rinunciare all’eredità?

In cancelleria di norma circa 216 euro: 200 euro di imposta di registro e una marca da bollo da 16 euro, più eventuali diritti. Dal notaio si aggiunge l’onorario. Ogni persona che rinuncia paga per la propria dichiarazione.

Entro quando si deve rinunciare?

In generale entro dieci anni, finché non si è accettato. Ma chi possiede beni dell’eredità deve fare l’inventario entro tre mesi: altrimenti diventa erede e non può più rinunciare (art. 485 c.c.).

Se rinuncio, i debiti passano ai miei figli?

Nella successione per legge i tuoi figli subentrano al tuo posto (art. 467 c.c.): diventano chiamati all’eredità e, se ci sono debiti, devono a loro volta rinunciare. Per i figli minori serve l’autorizzazione del giudice.

Se rinuncio all’eredità perdo la pensione di reversibilità?

No: la reversibilità spetta per diritto proprio, non come eredità. Lo stesso vale per il capitale di una polizza vita con un beneficiario designato.

Questo articolo ha scopo informativo e non costituisce consulenza legale, fiscale o notarile. Le procedure possono variare da caso a caso: per la tua situazione rivolgiti a un notaio, un avvocato o un commercialista.

Altri articoli