Funerale: cosa fare, dal decesso alla cerimonia
9 min di lettura · Aggiornato il 19 ottobre 2026
Quando una persona muore, le prime ore chiedono poche cose, in un ordine preciso: far constatare il decesso da un medico, dichiarare la morte al comune entro 24 ore, scegliere un’impresa funebre, decidere fra sepoltura e cremazione. Questa guida le mette in fila, dal momento del decesso al giorno del funerale, con quello che dice la legge e le domande da fare prima di firmare un preventivo. Per quello che viene dopo, banche, INPS, utenze e successione, ci sono altre due guide di questo blog: «Cosa fare quando muore un familiare» e «I primi 30 giorni dopo la morte di un genitore». Non è una consulenza legale, e alcune regole cambiano da regione a regione: il tuo comune e l’impresa che scegli conoscono quelle locali.
Le prime ore: chi chiamare
Se la persona muore in casa, la prima telefonata è al suo medico curante, che compila la scheda con la causa di morte, la cosiddetta scheda ISTAT, da portare in comune. Se il medico non è raggiungibile, o la morte è improvvisa e nessun medico seguiva la persona, si chiama il 118. Se il decesso avviene in ospedale, in una clinica o in una RSA, è la struttura a occuparsi della parte sanitaria e ad avvisare il comune.
Poi c’è l’accertamento della morte. Lo fa il medico necroscopo, nominato dall’ASL, oppure in ospedale il direttore sanitario o un medico da lui delegato: visita la salma e rilascia il certificato necroscopico. Il regolamento nazionale di polizia mortuaria fissa la visita fra 15 e 30 ore dal decesso, ma alcune regioni hanno tempi propri: il Comune di Genova, per esempio, indica fra 8 e 36 ore. Chi organizza il funerale non deve ricordarsi i numeri. Deve sapere che senza quel certificato il comune non autorizza la sepoltura, e che è l’impresa funebre a coordinare gli orari.
Nelle prime 24 ore, che la legge chiama periodo di osservazione, la salma non può essere chiusa nella cassa, né sepolta o cremata, salvo i casi previsti dal regolamento (DPR 285/1990, art. 8). Nei casi di morte improvvisa o di dubbio l’osservazione si prolunga fino a 48 ore. È il tempo in cui, di solito, si sceglie l’impresa e si fissa la cerimonia.
La denuncia di morte: chi la fa e entro quando
La morte va dichiarata all’ufficiale di stato civile del comune in cui è avvenuta, non oltre 24 ore dal decesso. La legge dice chi può farlo: uno dei congiunti, una persona che conviveva con il defunto, un loro delegato o, in mancanza, una persona informata del decesso. Se la morte avviene in ospedale o in una struttura, è il direttore a trasmettere l’avviso al comune, nello stesso termine (DPR 396/2000, art. 72).
In pratica la denuncia la presenta quasi sempre l’impresa funebre, come delegata della famiglia, insieme alla documentazione del medico. Dalla dichiarazione nasce l’atto di morte, e dall’atto il comune rilascia i certificati che chiederanno banche, INPS e assicurazioni: conviene chiederne subito più di uno.
Come scegliere l’impresa funebre
La scelta è della famiglia. In ospedale o in una struttura può capitare che qualcuno suggerisca un nome, e alcune regioni lo vietano espressamente. In Lombardia, per esempio, il personale delle strutture sanitarie e sociosanitarie e chi lavora nel soccorso non può indirizzare i familiari nella scelta dell’impresa, è vietata ogni forma di procacciamento d’affari, anche attraverso piattaforme web, e l’incarico si conferisce nella sede dell’impresa o, se la famiglia lo chiede, in un altro luogo (regolamento regionale n. 4/2022, art. 6).
Puoi chiamare più di un’impresa e confrontare i preventivi anche nelle prime ore: la scelta non va fatta nel corridoio di un reparto. Sempre in Lombardia, le imprese devono esporre in sede, ben visibili, i prezzi di tutti i prodotti e servizi. E se la persona aveva lasciato indicazioni, un’impresa di fiducia, un rito, un cimitero, questo è il momento di cercarle.
Sepoltura o cremazione: chi decide
Nessuna sepoltura, in terra o in loculo, può avvenire senza l’autorizzazione dell’ufficiale di stato civile, che la rilascia senza spesa e non prima di 24 ore dalla morte, dopo l’accertamento del medico necroscopo (DPR 396/2000, art. 74). Se c’è il sospetto che la morte sia dovuta a un reato, serve prima il via libera dell’autorità giudiziaria. Di solito è l’impresa funebre a ritirare l’autorizzazione e a prendere accordi con il cimitero.
Per la cremazione la legge chiede in più una manifestazione di volontà (legge 130/2001, art. 3). Le strade sono tre: una disposizione nel testamento; l’iscrizione a un’associazione riconosciuta che abbia la cremazione fra i suoi fini; in mancanza di entrambe, la volontà del coniuge o, se non c’è, del parente più prossimo, e se i parenti dello stesso grado sono più d’uno, della maggioranza assoluta di loro. Serve anche un certificato del medico necroscopo che escluda il sospetto di morte dovuta a reato.
Le ceneri possono essere sepolte, conservate in cimitero o affidate a un familiare. La dispersione è consentita solo nel rispetto della volontà del defunto, in aree destinate all’interno dei cimiteri, in natura o in aree private, con regole che cambiano da regione a regione. È il caso in cui una volontà lasciata per iscritto conta di più: senza, la famiglia può decidere la cremazione, ma non può decidere al posto del defunto di disperdere le ceneri.
Il preventivo: cosa chiedere prima di firmare
Il costo di un funerale cambia molto da città a città e da scelta a scelta, e per questo qui non trovi cifre. Trovi le domande che rendono confrontabili due preventivi.
- Un preventivo scritto, voce per voce, non solo un totale: cofano, trasporto, preparazione della salma, pratiche amministrative, fiori, necrologi, auto per i familiari.
- Quali voci sono dell’impresa e quali vanno al comune o al cimitero: diritti cimiteriali, concessione del loculo o della tomba, tariffa della cremazione, urna. Anche se le anticipa l’impresa, sono costi diversi.
- Che cosa è compreso nelle «pratiche»: la denuncia di morte, le autorizzazioni, il trasporto in un altro comune se serve.
- Se l’impresa si appoggia ad altri, per esempio un centro servizi, per una parte del lavoro.
- Come si paga: con bonifico, carta o un altro mezzo tracciabile, annotato in fattura. Senza, la detrazione non spetta.
- A chi è intestata la fattura. Se la spesa la dividono più persone, la ripartizione va scritta sul documento originale e firmata anche dall’intestatario, altrimenti detrae solo lui.
- Se la banca del defunto può pagare la fattura dal suo conto: chiedilo in filiale prima di anticipare.
Detrazioni e aiuti: cosa esiste davvero
- Detrazione IRPEF del 19%. Spetta a chi sostiene le spese funebri, anche senza parentela con il defunto, su un massimo di 1.550 euro per ciascun decesso, non per anno. Comprende onoranze, trasporto e sepoltura, i diritti cimiteriali versati al comune, il fiorista e gli annunci se fatturati a parte. Il pagamento deve essere tracciabile; sopra 75.000 euro di reddito valgono limiti aggiuntivi, e sopra 120.000 la detrazione si riduce fino ad azzerarsi a 240.000.
- Nella dichiarazione di successione. Le spese funerarie risultanti da regolari quietanze si deducono dall’attivo ereditario fino a due milioni di lire, cioè 1.032,91 euro (art. 24 del d.lgs. 346/1990). Conserva le ricevute anche per questo.
- Assegno INAIL una tantum. Se la morte è dovuta a un infortunio sul lavoro o a una malattia professionale, l’INAIL riconosce ai superstiti, o a chi ha pagato il funerale, un assegno non tassato, rivalutato ogni anno dal 1° luglio. Si chiede alla sede INAIL, anche con l’aiuto di un patronato.
- Funerale a carico del comune. Alcuni comuni lo prevedono quando il defunto era indigente e la famiglia in stato di bisogno: a Milano, per esempio, con requisiti legati all’ISEE. Chiedi all’ufficio servizi funebri del tuo comune.
- Permesso dal lavoro. Chi è dipendente ha tre giorni lavorativi di permesso retribuito all’anno per il decesso del coniuge, di un parente entro il secondo grado o del convivente stabile (legge 53/2000, art. 4).
Dopo il funerale
Il giorno dopo cominciano le pratiche lunghe: certificati in più copie, banche, INPS, assicurazioni, utenze, la dichiarazione di successione entro 12 mesi. Le trovi in ordine nella guida «I primi 30 giorni dopo la morte di un genitore, settimana per settimana», che parte proprio da qui. Se c’era un’auto o una moto, la guida «Le auto vanno in successione?» spiega cosa fare al PRA.
Quello che si può scrivere prima
Quasi ogni decisione di questa guida è più facile se la persona l’ha lasciata scritta: sepoltura o cremazione, il rito, il cimitero e se esiste già una tomba di famiglia, un’impresa di fiducia, chi avvisare per primo. Per la cremazione la volontà vale da sola solo se è in un testamento o nell’iscrizione a un’associazione; ma anche un foglio senza valore legale dice alla famiglia cosa avresti voluto, e le toglie la domanda più difficile delle prime 24 ore.
In Custodo c’è una sezione apposta, le Volontà, per le disposizioni sul funerale, accanto ai contatti da chiamare e a dove sono i documenti. Non è un testamento e non lo sostituisce: è il foglio che la famiglia apre nelle prime ore.
Domande frequenti
Cosa fare subito quando qualcuno muore in casa?
Chiamare il medico curante, che compila la scheda con la causa di morte; se non è raggiungibile o la morte è improvvisa, il 118. Poi si sceglie l’impresa funebre, che di solito presenta la denuncia di morte al comune entro 24 ore e segue le autorizzazioni.
Entro quanto tempo va fatta la denuncia di morte e chi la fa?
Entro 24 ore dal decesso, all’ufficiale di stato civile del comune in cui è avvenuto. La fa un familiare, un convivente o un loro delegato, quasi sempre l’impresa funebre; in ospedale o in una struttura è il direttore a trasmettere l’avviso (DPR 396/2000, art. 72).
Dopo quanto tempo si può fare il funerale?
Sepoltura e cremazione non possono avvenire prima di 24 ore dal decesso, salvo casi particolari, e servono l’accertamento del medico necroscopo e l’autorizzazione del comune. Nei casi di morte improvvisa l’osservazione può durare fino a 48 ore. Il giorno esatto dipende poi da cimitero o crematorio.
Chi decide la cremazione se il defunto non l’ha lasciato scritto?
Il coniuge o, in mancanza, il parente più prossimo; se i parenti dello stesso grado sono più d’uno, la maggioranza assoluta di loro (legge 130/2001). La dispersione delle ceneri, invece, è consentita solo nel rispetto della volontà del defunto.
Si può scegliere liberamente l’impresa funebre?
Sì, la scelta è della famiglia, e si possono confrontare più preventivi. In alcune regioni, come la Lombardia, al personale degli ospedali e del soccorso è vietato indirizzare i familiari verso un’impresa.
Le spese del funerale si possono detrarre?
Sì: il 19% su un massimo di 1.550 euro per ogni decesso, per chi ha pagato, anche se non è parente, purché il pagamento sia tracciabile. Se la spesa è divisa fra più persone, la ripartizione va scritta sulla fattura e firmata dall’intestatario.
Questo articolo ha scopo informativo e non costituisce consulenza legale, fiscale o notarile. Le procedure possono variare da caso a caso: per la tua situazione rivolgiti a un notaio, un avvocato o un commercialista.