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Pensione di reversibilità: a chi spetta, quanto e come si chiede

9 min di lettura · Aggiornato il 19 ottobre 2026

Quando muore un pensionato la sua pensione si ferma, e se restano un coniuge, dei figli o altri familiari a suo carico al suo posto può nascere la pensione di reversibilità: una percentuale di quella che riceveva, che l’INPS paga solo su domanda. Qui trovi cosa succede alla pensione di chi è morto, chi ha diritto alla reversibilità, quanto spetta, quando il reddito la riduce, come si chiede e cosa cambia se la persona lavorava ancora o aveva un fondo pensione. Non è una consulenza: per il tuo caso ci sono la sede INPS e i patronati.

Cosa succede alla pensione quando un pensionato muore

La pensione si ferma senza che la famiglia debba fare nulla. La legge 289 del 2002 ha obbligato le anagrafi comunali a inviare all’INPS per via telematica le comunicazioni di decesso, e dal 2008 il termine è di due giorni dall’evento; dal 2015 lo stesso obbligo, entro 48 ore, ce l’ha il medico necroscopo per il certificato di accertamento del decesso. Ricevuta la notizia, l’INPS sospende il pagamento in attesa della verifica del comune. Per questo, dice l’INPS, i cittadini non devono più consegnare il certificato di morte su carta.

Le rate pagate per i mesi successivi al decesso non spettano a nessuno, e l’INPS ha una procedura per chiederne in automatico la restituzione alla banca o alle Poste su cui la pensione veniva accreditata. Una rata non dovuta arrivata sul conto, anche cointestato, non è un’entrata della famiglia: tornerà indietro. Per il resto del conto c’è la guida «Conti correnti e polizze dopo la morte: cosa succede».

Le rate non riscosse: cosa spetta agli eredi

Le rate che il pensionato aveva maturato e non ancora riscosso, come la tredicesima per i mesi passati o la quota dell’ultimo mese, sono un’altra cosa. Per l’INPS questi ratei entrano nell’eredità e vanno al coniuge superstite; se non c’è, ai figli viventi alla morte; altrimenti agli altri eredi legittimi o testamentari.

Se a chiedere la reversibilità è il solo coniuge, o il solo figlio minore, l’INPS gli paga d’ufficio anche i ratei, per intero e senza domanda apposita; ma se un altro erede chiede prima i ratei, il pagamento d’ufficio si blocca e ognuno riceve la sua quota. Negli altri casi gli eredi fanno domanda con il servizio online «Ratei e quote pensione agli eredi», il contact center o un patronato.

Chi ha diritto alla pensione di reversibilità

L’INPS la chiama pensione ai superstiti: di reversibilità se il defunto era già pensionato, indiretta se era un lavoratore con almeno 15 anni di contributi, oppure 5 di cui 3 negli ultimi cinque anni. I familiari che ne hanno diritto sono gli stessi:

  • Il coniuge o la parte dell’unione civile. Chi si risposa perde la pensione, e ha diritto una sola volta a un assegno pari a due annualità della sua quota, tredicesima compresa.
  • Il coniuge separato.
  • Il coniuge divorziato, se riceveva l’assegno di divorzio, non si è risposato e il rapporto assicurativo del defunto era cominciato prima della sentenza. Se il defunto si era risposato, le quote fra il coniuge superstite e l’ex coniuge le stabilisce il tribunale.
  • I figli minorenni alla data del decesso, e i figli inabili al lavoro e a carico del genitore, a qualunque età.
  • I figli maggiorenni studenti, a carico e che non lavorano: fino a 21 anni per la scuola superiore o la formazione professionale, fino a 26 anni e nei limiti della durata legale del corso per l’università.
  • Solo se mancano coniuge e figli aventi diritto, e solo se erano a carico del defunto e non hanno una pensione: i genitori che hanno compiuto 65 anni, e i fratelli celibi e le sorelle nubili inabili al lavoro.

Per l’INPS un familiare è a carico quando non era economicamente autosufficiente ed era mantenuto abitualmente dal defunto. Il convivente di fatto, cioè la persona che viveva con il defunto senza matrimonio né unione civile, non compare fra i destinatari elencati dall’INPS.

Quanto spetta: le percentuali dell’INPS

La pensione ai superstiti è una percentuale della pensione che il defunto riceveva, o che gli sarebbe spettata. Le aliquote sono fisse:

  • Coniuge solo: 60%. Coniuge e un figlio: 80%. Coniuge e due o più figli: 100%.
  • Solo figli: un figlio 70%, due figli 80%, tre o più figli 100%.
  • Solo genitori: uno 15%, due 30%.
  • Solo fratelli o sorelle: 15% per ciascuno, fino al 100% con sette o più.

Il primo numero da conoscere è quindi l’importo della pensione del defunto; il secondo, il reddito di chi riceverà la reversibilità.

Quando il reddito di chi la riceve la riduce

La pensione ai superstiti si cumula con i redditi del beneficiario, ma entro i limiti della tabella F della legge 335/1995. Se il reddito supera tre volte il trattamento minimo annuo del Fondo lavoratori dipendenti, la reversibilità si riduce del 25%; oltre quattro volte, del 40%; oltre cinque volte, del 50%. Le soglie in euro le aggiorna l’INPS, perché il trattamento minimo cambia ogni anno.

Due correttivi contano molto. I limiti non si applicano se il beneficiario fa parte di un nucleo familiare con figli minori, studenti o inabili. E la Corte costituzionale, con la sentenza n. 162 del 2022, ha stabilito che la riduzione effettiva della pensione non può superare l’importo dei redditi stessi del beneficiario. Se il tuo reddito è vicino a una soglia, fatti fare il calcolo da un patronato prima di dare per scontato il taglio.

Come si fa la domanda

La domanda va presentata all’INPS online, con il servizio «Pensione ai superstiti - Domanda», accedendo con la propria identità digitale. In alternativa si può chiamare il contact center, all’803 164 da rete fissa, gratuito, o allo 06 164 164 da cellulare, oppure rivolgersi a un patronato, che la presenta per via telematica. La pensione decorre dal primo giorno del mese successivo al decesso. Il termine ordinario per il provvedimento è di 30 giorni, ma per alcune prestazioni l’INPS ha fissato termini più lunghi nel suo regolamento.

Prima di cominciare conviene avere sotto mano alcune informazioni. Non è l’elenco dei documenti dell’INPS, che li indica nel servizio: è quello che di solito bisogna cercare.

  1. Il codice fiscale del defunto e quale ente pagava la pensione: l’INPS, e con quale gestione, oppure una cassa professionale, che ha regole proprie.
  2. L’importo della pensione, da un cedolino o da una certificazione: serve a capire quanto spetterà.
  3. La banca o l’ufficio postale, e il conto, su cui arrivava la pensione: lì arrivano le ultime rate, e da lì l’INPS chiede indietro quelle non dovute.
  4. La situazione della famiglia alla data del decesso: chi conviveva, chi era a carico, quali figli studiavano e in quale scuola o università.
  5. Per un coniuge divorziato, la sentenza di divorzio con l’assegno.
  6. I redditi di chi chiede la reversibilità, perché decidono se e quanto verrà ridotta.
  7. Il conto su cui il superstite vuole ricevere la nuova pensione.
  8. Se la persona lavorava ancora: il datore di lavoro e gli eventuali fondi pensione, di cui si parla qui sotto.

Se la persona lavorava ancora, o non aveva diritto alla pensione

Se il lavoratore muore senza aver raggiunto i 15 anni di contributi, o i 5 con 3 negli ultimi cinque, la pensione indiretta non spetta. Restano due prestazioni dell’INPS, entrambe su domanda.

  • Indennità per morte. Spetta al coniuge superstite di un assicurato con pensione calcolata con il sistema retributivo o misto, se aveva almeno un anno di contributi; in mancanza del coniuge, ai figli minori, studenti o inabili a carico. L’importo dipende dai contributi versati. La domanda va presentata entro un anno dalla morte, altrimenti il diritto decade.
  • Indennità una tantum ai superstiti. Spetta ai familiari di un assicurato la cui pensione sarebbe stata calcolata solo con il sistema contributivo, se mancano i requisiti per la pensione indiretta e ci sono le condizioni di reddito previste. Vale l’importo mensile dell’assegno sociale moltiplicato per gli anni di contributi.

Se la persona era un dipendente, il TFR e l’indennità di mancato preavviso vanno al coniuge, ai figli e, se a carico, ai parenti entro il terzo grado e agli affini entro il secondo; senza accordo si dividono secondo il bisogno di ciascuno, e solo in mancanza di queste persone seguono la successione (art. 2122 c.c.). Se la morte è dovuta a un infortunio sul lavoro o a una malattia professionale, ci sono anche le prestazioni dell’INAIL.

Il fondo pensione: l’altra pensione da reclamare

Chi aveva aderito a un fondo pensione, di categoria, aperto o un piano individuale, lascia una posizione che non segue le regole della reversibilità. Se muore prima di aver maturato il diritto alla prestazione, l’intera posizione è riscattata dagli eredi oppure dalle persone che aveva designato come beneficiari (art. 14, comma 3, del d.lgs. 252/2005). Secondo la COVIP, se c’è una designazione la posizione va a chi è stato designato; se non c’è, agli eredi. Se non c’è nessuno dei due, nei piani individuali la somma va a finalità sociali e nei fondi collettivi resta al fondo. Per i dipendenti pubblici iscritti a un fondo di categoria vale ancora la regola precedente: coniuge, poi figli, poi genitori a carico.

Il fondo paga a chi lo chiede: se in famiglia nessuno sa che la posizione esiste, nessuno la chiede. È lo stesso meccanismo delle polizze dimenticate, nella guida «Polizze vita dormienti e conti dimenticati: come cercarli»; e come per le polizze, la designazione dei beneficiari va riletta quando la famiglia cambia.

Cosa lasciare scritto oggi

Ogni passaggio di questa guida comincia da una domanda a cui spesso sa rispondere solo chi non c’è più: quale ente paga la pensione, su quale conto arriva, se c’è un fondo pensione e chi ne è beneficiario, dov’è la sentenza di divorzio, a quale patronato si rivolgeva.

Non servono saldi né password: basta scrivere da dove arriva la pensione e dove sono le carte, insieme a conti, polizze e fondi. Le altre pratiche delle prime settimane sono nella guida «I primi 30 giorni dopo la morte di un genitore, settimana per settimana».

Domande frequenti

Quanto spetta di pensione di reversibilità al coniuge?

Il 60% della pensione del defunto se il coniuge è solo, l’80% con un figlio, il 100% con due o più figli. La quota può ridursi del 25, 40 o 50% se il reddito del coniuge supera tre, quattro o cinque volte il trattamento minimo annuo, salvo che nel nucleo ci siano figli minori, studenti o inabili.

Chi deve comunicare il decesso all’INPS?

Il comune e il medico necroscopo, per via telematica, entro due giorni e 48 ore. La famiglia non deve consegnare il certificato di morte per fermare la pensione; deve invece presentare la domanda di reversibilità, che l’INPS non riconosce in automatico.

La pensione di reversibilità spetta al convivente?

L’INPS indica come destinatari il coniuge e la parte dell’unione civile, oltre a figli e, in certi casi, genitori e fratelli. Il convivente di fatto, senza matrimonio né unione civile, non compare fra i destinatari.

Da quando si riceve la pensione di reversibilità?

Decorre dal primo giorno del mese successivo al decesso. La scheda dell’INPS non indica una scadenza per la domanda, ma finché la domanda non viene presentata non si riceve nulla: conviene farla subito, anche tramite un patronato.

A chi va la pensione del mese in cui il pensionato è morto?

Le rate maturate e non riscosse, come la quota dell’ultimo mese spettante o la tredicesima maturata, vanno agli eredi: coniuge, poi figli, poi gli altri eredi. Se la reversibilità la chiede il solo coniuge o il solo figlio minore, l’INPS le paga d’ufficio.

Questo articolo ha scopo informativo e non costituisce consulenza legale, fiscale o notarile. Le procedure possono variare da caso a caso: per la tua situazione rivolgiti a un notaio, un avvocato o un commercialista.

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