Password e accessi digitali per gli eredi: come prepararli
6 min di lettura · Aggiornato il 18 settembre 2026
Le foto, la posta, l’app della banca, gli abbonamenti: quasi tutto quello che una persona possiede oggi sta dietro un codice che conosce solo lei. Questa guida spiega cosa succede a quegli accessi dopo la morte, cosa prevedono i grandi fornitori e come lasciare le chiavi giuste senza scriverle nel posto sbagliato.
Il telefono bloccato è il primo muro
Il telefono è il punto di ingresso a quasi tutto: l’app della banca, le email, le foto, i codici di conferma via SMS che ogni servizio manda quando si prova a recuperare una password. Senza il PIN, il Face ID o l’impronta non serve a nulla, e né Apple né Google sbloccano un dispositivo su richiesta dei familiari: la cifratura è progettata per non avere una porta di servizio.
L’effetto a catena è quello che le famiglie scoprono troppo tardi. Il recupero della password dell’email chiede un codice inviato al telefono. Il recupero dell’accesso alla banca chiede l’email. Ogni serratura rimanda a un’altra, e la prima chiave era il codice di sblocco che nessuno conosce.
Cosa prevedono Apple e Google
Apple permette di designare un contatto erede: una persona che, dopo il decesso, può chiedere l’accesso ai dati dell’account presentando una chiave di accesso generata al momento della designazione e il certificato di morte. Comprende in genere foto, note, messaggi e documenti nel cloud, ma non le password salvate né i dati di pagamento.
Google ha la gestione dell’account inattivo: scegli dopo quanto tempo senza attività l’account si considera inattivo, chi avvisare e quali dati condividere con quella persona, ed eventualmente la cancellazione dell’account. Anche qui l’impostazione va fatta prima, dal titolare, e resta valida solo se l’account viene davvero abbandonato.
I social hanno procedure per rendere commemorativo o chiudere un profilo su richiesta dei familiari, con prova del decesso; alcuni permettono di nominare in anticipo chi gestirà il profilo commemorativo. Sono strumenti utili, ma ognuno copre un solo servizio e va attivato da vivo: nessuno di questi funziona se non lo hai impostato tu.
Cosa dice la legge italiana
In Italia i diritti sui dati personali di una persona deceduta possono essere esercitati, a certe condizioni, da chi ha un interesse proprio, agisce a tutela dell’interessato o per ragioni familiari meritevoli di protezione, a meno che il defunto lo abbia vietato per iscritto. Nella pratica questo si traduce in richieste formali ai fornitori, con documenti, tempi lunghi e risposte che dipendono dalle politiche di ciascuna piattaforma. Per un caso specifico, la persona giusta è un avvocato.
Cosa vale davvero la pena lasciare
- Il codice di sblocco del telefono e del computer: apre tutto il resto.
- L’accesso all’email principale, perché è dove arrivano i recuperi di password e le comunicazioni di banche e assicurazioni.
- Il gestore di password, se ne usi uno, con la sua chiave principale: molti hanno una funzione di accesso di emergenza per una persona fidata.
- L’elenco dei servizi in abbonamento, per disdirli: streaming, cloud, software, palestre, domini e hosting.
- Dove sono le foto e i documenti nel cloud, e con quale account.
- Per le criptovalute, dove sono la frase di recupero del wallet e le credenziali delle piattaforme.
Le criptovalute meritano una riga a parte: su un wallet personale, senza la frase di recupero, i fondi sono persi per sempre e nessuno può recuperarli. Le piattaforme di scambio hanno procedure per gli eredi con la documentazione della successione, ma bisogna sapere che l’account esiste e presso chi.
Gli abbonamenti sono il costo silenzioso: un canone che continua a uscire da una carta o da un conto per mesi, finché il conto stesso non viene bloccato o la carta scade. Un elenco con il nome del servizio e come si disdice fa risparmiare soldi e telefonate.
La regola d’oro: la mappa e le chiavi in due posti diversi
Il rischio più grande non è dimenticare una password: è scriverle tutte in un unico documento insieme all’elenco dei conti, delle polizze e degli immobili. Chiunque lo trovi, in casa o in una borsa rubata, ha tutto. È esattamente il contrario di quello che vuoi.
La soluzione è separare. Da una parte la mappa: dove sono i conti, i documenti, gli account, senza alcun codice. Dall’altra gli accessi: PIN, password, frase di recupero, in un documento a parte, sigillato, in un luogo diverso o affidato a una persona diversa. La mappa può stare in un cassetto noto a tutta la famiglia; gli accessi in una cassaforte, in una cassetta di sicurezza o in una busta chiusa presso una persona di fiducia.
Sostituisci il concetto di “tutte le password” con “le poche che aprono le altre”: il telefono, l’email principale, il gestore di password. Il resto si recupera da lì, con i normali meccanismi di reimpostazione.
Tenerlo aggiornato senza impazzire
Le password cambiano; i codici del telefono e dell’email principale no, o molto di rado. Se scrivi solo quelle e usi un gestore di password per il resto, la busta resta valida per anni. Un promemoria annuale, il giorno del compleanno o al cambio dell’ora, basta per controllare che sia ancora tutto vero.
Lasciare un accesso non è una rinuncia alla privacy: è scegliere tu chi, quando e a cosa potrà accedere, invece di lasciare che sia la cifratura a decidere per te. Le foto di una vita e le email della banca meritano una scelta, non un caso.
Domande frequenti
Apple o Google possono sbloccare il telefono di un defunto?
No, non sbloccano il dispositivo. Apple può dare accesso ai dati dell’account a un contatto erede designato in anticipo; Google può condividere i dati con la persona indicata nella gestione dell’account inattivo. Entrambe le cose vanno impostate prima.
Dove è sicuro scrivere le password per la famiglia?
In un documento separato dall’elenco dei beni, chiuso, in un luogo diverso: cassaforte, cassetta di sicurezza, busta sigillata affidata a una persona fidata. Mai insieme alla mappa di dove sono le cose.
Gli eredi hanno diritto ad accedere all’email del defunto?
La legge italiana consente ai familiari, a certe condizioni, di esercitare i diritti sui dati del defunto, salvo un suo divieto scritto. In pratica servono richieste formali al fornitore e tempo; lasciare l’accesso è molto più semplice.
Cosa succede alle criptovalute se muoio?
Su un wallet personale, senza la frase di recupero sono irrecuperabili. Sulle piattaforme di scambio gli eredi possono chiedere l’accesso con i documenti della successione, se sanno che l’account esiste.
Questo articolo ha scopo informativo e non costituisce consulenza legale, fiscale o notarile. Le procedure possono variare da caso a caso: per la tua situazione rivolgiti a un notaio, un avvocato o un commercialista.