Conto cointestato e morte di un intestatario: chi può prelevare
9 min di lettura · Aggiornato il 19 ottobre 2026
Quando muore uno degli intestatari di un conto cointestato, il conto non si chiude e chi resta non perde il diritto di usarlo. Quanto può fare, e quando, dipende da come è stato aperto, a firma disgiunta o congiunta, e da cosa dice il contratto con la banca; la quota che era del defunto, invece, entra nell’eredità e va nella dichiarazione di successione. Qui trovi le regole del codice civile, come le applica l’Arbitro Bancario Finanziario, perché la metà non è sempre la metà e cosa fare nei primi giorni; per il conto intestato al solo defunto c’è la guida «Conti correnti e polizze dopo la morte: cosa succede». Non è una consulenza legale: se fra cointestatario ed eredi c’è disaccordo, serve un avvocato.
Firma disgiunta o congiunta: la prima cosa da sapere
Un conto cointestato può essere a firma disgiunta, quando ciascun intestatario può operare da solo, o a firma congiunta, quando ogni operazione richiede la firma di tutti. È scritto nel contratto di apertura, e quasi tutto quello che succede dopo un decesso dipende da questa riga.
Per la firma disgiunta il codice civile è esplicito: se il conto è intestato a più persone con facoltà di compiere operazioni anche separatamente, gli intestatari sono creditori o debitori in solido dei saldi (art. 1854 c.c.). Solidarietà vuol dire che, verso la banca, ciascuno può chiedere l’intero, e che la banca, pagando a uno, è liberata verso tutti (art. 1292 c.c.). Come i soldi vadano poi divisi fra gli intestatari è un’altra questione, che riguarda loro e non la banca.
Il conto si chiude? No: il superstite può continuare a usarlo
La morte di un intestatario non scioglie il conto cointestato e non cancella il patto di firma disgiunta. La Cassazione lo ha affermato più volte (sentenze n. 15231 del 2002 e n. 26991 del 2013), e l’ABF ne trae la conseguenza: il contitolare superstite ha diritto di continuare a usare separatamente il conto. La stessa facoltà passa ai coeredi del defunto, che subentrano nella sua posizione contrattuale con una differenza: i loro atti di disposizione vanno compiuti congiuntamente, cioè tutti insieme (ABF, Collegio di Roma, decisione n. 2087 del 2016).
Verso la banca, quindi, il superstite a firma disgiunta potrebbe chiedere anche l’intero saldo. In pratica la banca, saputo del decesso, si muove con prudenza, e spesso il contratto contiene una clausola che cambia le cose.
Quando la banca può fermare tutto: l’opposizione di un erede
Diversi contratti di conto prevedono che, se uno dei soggetti legittimati a disporre del rapporto si oppone per lettera raccomandata alle disposizioni di un altro, prima che vengano eseguite, la banca richieda il concorso di tutti. Dopo un decesso i legittimati sono il superstite e gli eredi del defunto: basta che un erede scriva alla banca, e anche il cointestatario a firma disgiunta non può più disporre da solo.
L’ABF ha ritenuto legittimo il rifiuto della banca ogni volta che la clausola era nel contratto firmato dai correntisti (per esempio Collegio di Roma, n. 2087 del 2016, e Collegio di Milano, n. 1206 del 2023). In quei casi la via d’uscita è l’accordo fra superstite ed eredi, oppure il giudice. Per questo la prima cosa da chiedere in filiale è una copia del contratto: si vede subito se la clausola c’è.
Senza opposizione può andare più liscia. In un caso esaminato dall’ABF (Collegio di Milano, n. 13774 del 2021) la banca, saputo della morte della moglie, ha bloccato conto e carte, ha accreditato al marito il 50% pochi giorni dopo la sua richiesta e ha svincolato l’altra metà alla dichiarazione di successione. È un esempio, non una regola.
A firma congiunta, e per la quota degli eredi
Se il conto è a firma congiunta, ogni operazione ha sempre richiesto tutti gli intestatari: dopo la morte di uno, al suo posto servono i suoi eredi, insieme al superstite. E per pagare agli eredi la parte del defunto la banca deve avere la prova che la dichiarazione di successione è stata presentata, oppure una dichiarazione scritta che non era dovuta: lo impone la legge sull’imposta di successione (art. 48, comma 3, del d.lgs. 346/1990).
Fra gli eredi, poi, non serve sempre la firma di tutti per riscuotere: per l’ABF il singolo coerede può far valere il credito del defunto per la sua quota o per l’intero, e il pagamento fatto a lui libera la banca anche verso gli altri, che potranno rivalersi solo su di lui (Collegio di coordinamento, n. 27252 del 2018). Nel 2025 il Collegio di Palermo ha applicato questo principio a una banca che pretendeva la presenza simultanea di tutti gli eredi.
La metà è solo presunta
Fra gli intestatari di un conto vale la regola delle obbligazioni solidali: le parti di ciascuno si presumono uguali, se non risulta diversamente (art. 1298 c.c.). Due intestatari, metà ciascuno; tre, un terzo. Ma è una presunzione che si può smentire. Se i soldi li versava uno solo, per esempio la pensione del padre accreditata su un conto cointestato con una figlia, gli altri eredi possono dimostrarlo, anche con presunzioni purché gravi, precise e concordanti.
Le conseguenze sono concrete. In una sentenza del 2026 (n. 5009) la Cassazione ha confermato la condanna di una donna, cointestataria del conto con il defunto, a restituire alla massa ereditaria le somme prelevate prima della morte, perché il denaro era risultato interamente di lui; a farle causa era stato il fratello. E ha ribadito che la cointestazione da sola non prova una donazione: chi la sostiene deve dimostrare che il titolare voleva davvero arricchire l’altro. Prelevare più della propria parte, prima o dopo il decesso, può quindi voler dire doverla restituire.
Cosa va nella dichiarazione di successione
Ai fini dell’imposta vale una regola gemella: per i crediti da depositi bancari e da conti correnti bancari e postali cointestati, le quote di ciascuno si considerano uguali se non risultano diversamente determinate (art. 11, comma 2, del d.lgs. 346/1990). Nella dichiarazione si indica quindi la quota del defunto, di solito come frazione del saldo alla data del decesso, che la banca certifica su richiesta degli eredi.
Attenzione al caso opposto, il conto intestato solo al defunto. Per l’Agenzia delle Entrate va in successione per intero anche se i coniugi erano in comunione legale dei beni: la comunione dei beni non rende automaticamente del coniuge la metà dei soldi su un conto a nome dell’altro, salvo dimostrare i presupposti della comunione cosiddetta differita (risposta a interpello n. 398 del 2022). La dichiarazione di successione non va presentata se l’eredità va al coniuge e ai parenti in linea retta, non supera 100.000 euro e non comprende immobili; negli altri casi c’è tempo dodici mesi. L’elenco dei documenti è nella guida «Documenti per la successione: la lista completa per gli eredi».
Libretti e buoni postali cointestati
Per i buoni fruttiferi postali cointestati con la clausola «con pari facoltà di rimborso» la regola è più favorevole al superstite: ciascun cointestatario ha diritto di riscuoterli anche se un altro è morto, senza aspettare la successione e senza il consenso degli eredi (ABF, Collegio di coordinamento, decisione n. 19782 del 2020; Cassazione n. 24639 del 2021). Per i libretti di risparmio postale valgono norme proprie: chiedi all’ufficio postale.
Morto il cointestatario: otto passi, in ordine
- Comunica il decesso alla banca per iscritto, con il certificato di morte, consegnato con ricevuta o inviato per raccomandata: è la comunicazione che l’ABF considera certa, una telefonata no.
- Chiedi copia del contratto e controlla due righe: firma disgiunta o congiunta, e se c’è la clausola sull’opposizione di uno dei legittimati.
- Chiedi la certificazione del saldo alla data del decesso, per ogni conto, deposito o dossier cointestato: serve alla dichiarazione di successione.
- Separa le spese. Fino all’accordo con gli eredi usa la parte che è sicuramente tua; per le spese urgenti, come il funerale, chiedi alla filiale come pagarle.
- Tieni da parte le rate di pensione arrivate dopo il decesso: l’INPS ne chiede la restituzione alla banca.
- Raccogli le prove di chi versava cosa, se la divisione a metà non corrisponde alla realtà: buste paga, accrediti di pensione, vendite di beni.
- Parla con gli altri eredi prima di muovere somme importanti: un accordo scritto evita opposizioni e cause.
- Se la banca rifiuta senza motivo, presenta un reclamo scritto. Se non risponde entro 60 giorni, o la risposta non ti soddisfa, puoi ricorrere all’Arbitro Bancario Finanziario, anche senza avvocato.
Cosa sapere prima, se hai un conto cointestato
Molte coppie aprono un conto cointestato pensando al giorno in cui uno dei due non ci sarà. Funziona meglio se chi resta sa tre cose: in quale banca e filiale è il conto, se è a firma disgiunta o congiunta, e quali altri rapporti erano intestati solo all’altro, dal deposito titoli al conto online. Lo stesso vale per un genitore anziano che ha cointestato il conto con un figlio: gli altri figli devono sapere che quel conto esiste, e perché è cointestato.
La cointestazione resta una comodità, non un modo per decidere chi eredita: per quello c’è il testamento, e per i dubbi un notaio. Oggi si può scrivere dove sono i conti, come sono intestati e dove sono i contratti. Niente saldi, niente password.
Domande frequenti
Alla morte di un cointestatario il conto viene bloccato?
Il conto non si chiude: a firma disgiunta il superstite può continuare a usarlo (Cassazione n. 15231/2002 e n. 26991/2013). Per pagare agli eredi la parte del defunto, però, la banca deve avere la prova della dichiarazione di successione (art. 48 del d.lgs. 346/1990); e se un erede si oppone per iscritto e il contratto lo prevede, può chiedere la firma di tutti.
Il cointestatario superstite può prelevare tutto?
Verso la banca, a firma disgiunta, ciascuno può chiedere l’intero (art. 1854 c.c.). Ma fra superstite ed eredi le quote si presumono uguali, e chi preleva più della sua parte senza poter dimostrare che i soldi erano suoi può doverla restituire agli eredi.
Quanto del conto cointestato va nella dichiarazione di successione?
La quota del defunto, che si considera uguale a quella degli altri intestatari se non risulta diversamente (art. 11 del d.lgs. 346/1990): metà con due intestatari, un terzo con tre. Il saldo alla data del decesso lo certifica la banca.
Se il conto è solo del marito, alla moglie spetta la metà per la comunione dei beni?
Per l’Agenzia delle Entrate no: un conto intestato al solo defunto va in successione per intero anche in comunione legale, salvo dimostrare i presupposti della comunione differita (risposta n. 398/2022). La moglie eredita poi la sua quota come erede.
Cosa posso fare se la banca non sblocca il conto cointestato?
Chiedi per iscritto il motivo e copia del contratto. Se il rifiuto non dipende da una clausola o da documenti mancanti, presenta un reclamo alla banca; dopo 60 giorni senza risposta, o con una risposta insoddisfacente, puoi ricorrere all’Arbitro Bancario Finanziario, anche senza avvocato.
Questo articolo ha scopo informativo e non costituisce consulenza legale, fiscale o notarile. Le procedure possono variare da caso a caso: per la tua situazione rivolgiti a un notaio, un avvocato o un commercialista.