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Conti correnti e polizze dopo la morte: cosa succede

6 min di lettura · Aggiornato il 18 settembre 2026

Il conto viene bloccato, la polizza aspetta che qualcuno la reclami. Sono due dei passaggi che una famiglia affronta con meno strumenti, perché dipendono da informazioni che aveva solo chi non c’è più. Ecco cosa succede di norma, cosa serve agli eredi e perché ogni anno ci sono soldi che nessuno va a prendere.

Il conto viene bloccato: cosa significa in pratica

Quando la banca viene a sapere del decesso del titolare, blocca il conto: non si può più prelevare, disporre bonifici né usare le carte, e le deleghe a operare cadono, perché la delega si estingue con la morte di chi l’ha data. Gli accrediti in arrivo, come una pensione o un affitto, vengono di norma ancora accettati; gli addebiti automatici in genere si fermano, quindi bollette e rate del mutuo vanno seguite a mano.

Il blocco non è una punizione: serve a tutelare gli eredi e la banca finché non è chiaro a chi spetta il denaro. Ma nel frattempo la famiglia ha spese, e la prima domanda è quanto durerà. La risposta dipende quasi solo da quanto in fretta gli eredi riescono a mettere insieme i documenti.

Attenzione a un errore frequente: usare il bancomat o l’home banking del defunto dopo la morte, magari per pagare il funerale. È un prelievo che la banca può contestare e che può creare attriti tra gli eredi. Meglio chiedere alla filiale: molte banche pagano la fattura del funerale direttamente dal conto bloccato.

Conto cointestato: cosa cambia

Se il conto è cointestato a firma disgiunta, di norma la banca blocca soltanto la quota che si presume del defunto, in genere la metà, e il cointestatario continua a operare sulla propria parte. A firma congiunta, dove ogni operazione richiede tutti gli intestatari, il conto resta fermo per intero fino alla successione.

La cointestazione è una comodità, non una soluzione: la quota del defunto entra comunque nell’eredità, e negli anni può essere chiesto di chi fossero davvero i soldi versati. Se i coniugi contano su un conto comune per i primi mesi, è utile che almeno l’altro sappia di quale tipo di cointestazione si tratta e in quale filiale.

Come gli eredi ottengono lo sblocco

  • Certificato di morte.
  • Dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà, o atto notorio se la banca lo pretende, con l’indicazione degli eredi e dell’eventuale testamento pubblicato.
  • Copia della dichiarazione di successione presentata all’Agenzia delle Entrate, con la ricevuta, oppure una dichiarazione che non è dovuta.
  • Codice fiscale e documento di identità di ogni erede.
  • Le istruzioni di tutti gli eredi su dove accreditare le somme, in genere con la firma di tutti.

L’ordine è vincolante: la banca libera i soldi dopo la dichiarazione di successione, e la dichiarazione ha bisogno dei saldi alla data del decesso, che rilascia la banca. Chi chiede subito la certificazione dei saldi risparmia settimane. Se gli eredi non sono d’accordo tra loro, la banca aspetta che lo siano.

Se nessuno sa in quale banca il defunto aveva conti, gli eredi possono chiedere all’Agenzia delle Entrate l’elenco dei rapporti finanziari intestati al defunto, tratto dall’Anagrafe dei rapporti. Funziona, ma richiede una richiesta formale e tempo, e non dice nulla dei conti all’estero o presso piattaforme digitali.

Le polizze vita: chi riceve i soldi

Una polizza vita paga una somma a chi il contraente ha indicato come beneficiario. Il beneficiario riceve il capitale per diritto proprio, non come erede: la somma in genere non entra nell’asse ereditario. Per questo è possibile designare anche persone che non erediterebbero per legge. Per il trattamento fiscale del tuo caso, chiedi a un commercialista.

Se il beneficiario è indicato per nome, la compagnia liquida a lui. Se è indicato in modo generico, come “gli eredi legittimi” o “i miei figli”, la compagnia deve prima stabilire chi sono, e chiede la documentazione della successione. Un beneficiario mai aggiornato riceve comunque la somma: le designazioni si cambiano scrivendo alla compagnia, e un testamento le modifica solo se lo dice in modo esplicito.

Per incassare servono di norma il certificato di morte, il documento e il codice fiscale del beneficiario, il modulo di richiesta di liquidazione della compagnia e, per le designazioni generiche, la dichiarazione sostitutiva o l’atto notorio. Le condizioni di polizza indicano entro quanto la compagnia paga, a documentazione completa.

Il problema delle polizze e dei rapporti dormienti

La compagnia non sa che il contraente è morto finché qualcuno non glielo dice. Se nessuno in famiglia sa che esiste la polizza, la richiesta non arriva mai e il diritto al capitale si prescrive: per i contratti di assicurazione sulla vita il termine è di dieci anni. Le somme non reclamate confluiscono nel Fondo rapporti dormienti gestito da CONSAP, e da lì chi ne ha diritto può ancora chiederne la restituzione entro il termine fissato dalla legge.

Lo stesso vale per i conti correnti, i libretti e i dossier titoli sui quali nessuno opera per dieci anni: la banca, dopo aver tentato di contattare l’intestatario, versa le somme allo stesso Fondo. Ogni anno finiscono lì soldi che qualcuno avrebbe potuto usare, semplicemente perché nessuno sapeva che esistessero.

Per le polizze vita esiste un aiuto concreto: l’ANIA, l’associazione delle compagnie, mette a disposizione un servizio gratuito di ricerca delle coperture assicurative vita (lo segnala anche IVASS). Chi ritiene di essere beneficiario di una polizza di una persona deceduta invia la richiesta con il certificato di morte e i dati del defunto, e l’ANIA la inoltra alle compagnie operanti in Italia, che rispondono se trovano un contratto a suo nome. È utile, ma è un rimedio a posteriori: cerca quello che non era mai stato detto in famiglia.

Cosa scrivere ora perché nulla resti dormiente

Non servono cifre né password: bastano i nomi e dove si trovano le carte. Ripassa i beneficiari delle polizze quando la vita cambia, con un matrimonio, un figlio, una separazione, perché la compagnia paga a chi risulta scritto, non a chi avresti voluto. E se apri un conto online o su una piattaforma estera, aggiungilo all’elenco lo stesso giorno: sono i rapporti che nessun registro italiano rivela.

Domande frequenti

Per quanto tempo resta bloccato il conto dopo la morte?

Finché gli eredi non consegnano i documenti richiesti, tra cui la dichiarazione di successione. Se tutto è noto e a portata di mano, in genere poche settimane dopo la presentazione; se bisogna prima trovare i conti e i documenti, molto di più.

Posso prelevare dal conto di mio padre con la sua carta dopo la morte?

No: la carta e la delega non sono più utilizzabili, e un prelievo può essere contestato dagli altri eredi e dalla banca. Chiedi alla filiale come pagare le spese urgenti dal conto bloccato.

La polizza vita entra nella successione?

In genere no: il capitale spetta al beneficiario designato per diritto proprio e non fa parte dell’asse ereditario. Per il trattamento fiscale del tuo caso chiedi a un commercialista.

Come scopro se un familiare aveva una polizza vita?

Cerca tra le carte e gli addebiti dei premi, poi usa il servizio gratuito di ricerca polizze vita dell’ANIA, allegando certificato di morte e dati del defunto (la procedura completa è nell’articolo sulle polizze dormienti). Per i conti bancari, gli eredi possono chiedere all’Agenzia delle Entrate l’elenco dei rapporti finanziari del defunto.

Questo articolo ha scopo informativo e non costituisce consulenza legale, fiscale o notarile. Le procedure possono variare da caso a caso: per la tua situazione rivolgiti a un notaio, un avvocato o un commercialista.

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