I primi 30 giorni dopo la morte di un genitore, settimana per settimana
8 min di lettura · Aggiornato il 19 ottobre 2026
Dopo il funerale le pratiche non finiscono: nei primi 30 giorni si avvisano banche, INPS e assicurazioni, si sistemano utenze e abbonamenti, si raccolgono i documenti per la successione e si decide, con un professionista, se accettare l’eredità. Questa guida parte dal quarto giorno, quando i primi adempimenti sono fatti, e arriva al trentesimo, settimana per settimana, con i termini di legge dove esistono e una proposta su come dividersi il lavoro fra fratelli. Non è una consulenza legale: le decisioni sull’eredità vanno prese con un notaio, un avvocato o un commercialista.
Da dove riparte questa guida
I primi tre giorni sono coperti da un’altra guida di questo blog: constatazione del decesso, denuncia di morte entro 24 ore, funerale, prime telefonate. Qui si parte dal giorno dopo il funerale, quando la casa si svuota di parenti e arriva la parte lunga: un mese di sportelli, moduli e decisioni, che di solito ricade su uno o due figli.
Il calendario che segue è indicativo: le date con un termine di legge sono segnate come tali, tutto il resto è un ordine ragionevole, non un obbligo. Chi lo segue arriva al trentesimo giorno con le pratiche urgenti fatte e undici mesi davanti per la successione, senza scoprire a novembre una bolletta mai volturata.
Settimana 1, giorni 4–7: avvisare chi deve sapere
- Certificati di morte: chiedine al comune almeno cinque o sei copie, o scaricali dall’Anagrafe nazionale online. Ogni ente ne vuole uno.
- Banche e Poste: comunica il decesso a ogni istituto dove il genitore aveva conti, depositi o titoli. Da quel momento il conto viene bloccato e le deleghe decadono; chiedi subito quali documenti vogliono per lo sblocco e se pagano la fattura del funerale dal conto.
- INPS o altro ente pensionistico: segnala il decesso. Le rate di pensione accreditate dopo la morte vanno restituite; il coniuge e i figli a carico possono chiedere la pensione ai superstiti, gli eredi i ratei maturati e non riscossi.
- Datore di lavoro, se lavorava: ultime retribuzioni, TFR e indennità spettano ai familiari.
- Assicurazioni: comunica il decesso alla compagnia di ogni polizza vita, infortuni, casa e auto che conosci. Le polizze vita vanno reclamate dai beneficiari: non arrivano da sole.
- Testamento: se non sai se esiste, chiedi al notaio di famiglia e, tramite un notaio, al Registro Generale dei Testamenti. Un testamento olografo trovato in casa va portato a un notaio per la pubblicazione prima di ogni altra pratica.
Settimana 2, giorni 8–14: la casa, i contratti, i documenti
- Utenze: luce, gas, acqua, telefono e internet si volturano a chi resta nella casa o si cessano. Servono certificato di morte e codice cliente, che è su una bolletta. Vale anche per canone RAI, TARI e abbonamenti.
- Telefono e SIM: non disdire la linea subito. Sul numero del genitore arrivano i codici di conferma di banche ed email; tienilo attivo finché le pratiche digitali non sono chiuse.
- Casa: avvisa l’amministratore di condominio e, se la casa era in affitto, il proprietario o l’inquilino. Controlla che l’assicurazione della casa resti valida.
- Auto e moto: restano ferme o assicurate. Il passaggio di proprietà agli eredi al PRA si fa dopo l’accettazione dell’eredità, tramite ACI o un’agenzia.
- Documenti per la successione: raccogli codici fiscali e documenti di tutti gli eredi, certificato di morte, stato di famiglia, atti degli immobili, visure, estratti conto alla data del decesso. La lista completa è nella guida sui documenti per la successione.
- Primo appuntamento con un commercialista, un CAF o un notaio: porta quello che hai raccolto e chiedi tre cose: se la dichiarazione di successione è dovuta, quali imposte si prevedono, se ci sono debiti che consigliano cautela.
Settimane 3–4, giorni 15–30: decidere, e chiudere quello che costa
La decisione più importante del mese è se accettare l’eredità. Le strade sono tre: accettare in modo puro e semplice, anche solo comportandosi da erede; accettare con beneficio d’inventario, cioè tenendo separato il patrimonio ereditato dal proprio, così da rispondere dei debiti solo con quello che si riceve; rinunciare, con una dichiarazione davanti a un notaio o al cancelliere del tribunale. Sono atti con effetti giuridici: la scelta si fa con un notaio o un avvocato, dopo aver capito cosa c’è di attivo e di passivo.
C’è un termine che riguarda proprio questo mese: chi si trova già nel possesso di beni del defunto, per esempio perché vive nella sua casa o ha le chiavi e i conti, ha di norma tre mesi dall’apertura della successione per fare l’inventario, altrimenti viene considerato erede puro e semplice e non può più rinunciare. Chi non ha in mano nulla ha molto più tempo, fino a dieci anni. Per questo il punto va chiarito con il professionista entro la terza settimana, non dopo.
- Abbonamenti e carte: elenca tutto quello che addebita in automatico (streaming, cloud, palestra, riviste, assicurazioni a rate) e disdici o voltura. Una carta che scade ferma gli addebiti, ma non chiude i contratti.
- Social e account digitali: chiedi la commemorazione o la chiusura dei profili e, se il genitore aveva impostato un contatto erede su Apple o la Gestione account inattivo su Google, avvia la procedura. Se non lo aveva fatto, ogni fornitore ha una richiesta formale per i familiari.
- Spese sostenute: conserva fatture del funerale, ricevute di certificati e parcelle. Le spese funebri sono detraibili nella dichiarazione dei redditi di chi le paga, entro il limite previsto dalla legge.
- Ultima dichiarazione dei redditi del defunto: va presentata dagli eredi nei termini ordinari o prorogati; chiedi al commercialista se il genitore era tenuto a farla.
- Il calendario dei 12 mesi: segna la data limite per la dichiarazione di successione e, se ci sono immobili, la voltura catastale che si chiede con la stessa dichiarazione.
La dichiarazione di successione: 12 mesi, ma non sempre è dovuta
La dichiarazione di successione è la comunicazione con cui gli eredi dicono all’Agenzia delle Entrate cosa ha lasciato il defunto: immobili, conti, titoli, quote, debiti. Va presentata entro 12 mesi dall’apertura della successione, che di norma coincide con la data del decesso, in via telematica, da un erede o tramite un intermediario come un commercialista, un CAF o un notaio.
Non è obbligatoria quando ricorrono insieme tre condizioni: l’eredità va al coniuge e ai parenti in linea retta, l’attivo ereditario non supera 100.000 euro e non ci sono immobili o diritti reali immobiliari. Anche in questo caso, però, la banca chiede agli eredi una dichiarazione di esonero per sbloccare il conto: il mese di lavoro non sparisce, si accorcia.
Chi fa cosa fra fratelli: quattro ruoli, non una gara
Quasi tutti i litigi del primo mese non nascono dai soldi ma dal lavoro: uno fa tutto e si sente solo, gli altri non sanno cosa succede e si sentono esclusi. Dividere per ruoli, e non per “chi ha tempo”, risolve entrambe le cose. Quattro bastano, e una persona può averne due.
- Il regista tiene il calendario: sa cosa è stato fatto, cosa manca, quando scade cosa, e manda a tutti un riepilogo alla fine di ogni settimana. È l’unico che parla con il commercialista o il notaio, per non dare tre versioni della stessa domanda.
- Il tesoriere anticipa e registra le spese: funerale, certificati, parcelle, bollette pagate per la casa. Tiene un foglio con data, importo e chi ha pagato, da conguagliare alla fine, e conserva ogni ricevuta.
- L’archivista raccoglie i documenti: certificati, estratti conto alla data del decesso, atti, polizze, e li scansiona in una cartella condivisa con gli stessi nomi della cartellina di carta. È chi va a cercare nella casa, con il permesso di tutti.
- Il portavoce avvisa: parenti lontani, amici, il datore di lavoro, l’amministratore, i gestori. Risponde al telefono del genitore, apre la posta e passa all’archivista quello che conta.
Una regola sola tiene insieme i quattro: nessuno decide da solo sui beni. Chi svuota un cassetto, chiude un conto o vende un’auto prima che si sia deciso se accettare rischia, oltre alla lite, di compiere un atto che vale come accettazione. Le decisioni si prendono insieme, di norma con il professionista presente, e il regista le scrive.
Il trentesimo giorno: cosa deve essere fatto e cosa può aspettare
Al trentesimo giorno dovrebbero essere fatte le comunicazioni a banche, enti e assicurazioni, la voltura o la cessazione delle utenze, la raccolta dei documenti principali e almeno un incontro con un professionista che abbia detto se accettare e se la dichiarazione è dovuta. Possono aspettare, con i loro termini segnati sul calendario, la dichiarazione di successione, la voltura degli immobili, il passaggio dell’auto, la pensione ai superstiti e la chiusura definitiva dei conti.
E c’è una cosa che il trentesimo giorno insegna a quasi tutti: quanto tempo se n’è andato a cercare informazioni, non a fare pratiche. La banca, il numero della polizza, il nome del notaio, il codice cliente. Il modo per risparmiarlo alla generazione dopo è scriverli adesso, per la propria famiglia, finché è un pomeriggio tranquillo e non una settimana di sportelli.
Domande frequenti
Entro quanto tempo va presentata la dichiarazione di successione?
Entro 12 mesi dall’apertura della successione, che di norma è la data del decesso, all’Agenzia delle Entrate per via telematica, da un erede o tramite commercialista, CAF o notaio.
Quando la dichiarazione di successione non è dovuta?
Quando ricorrono insieme tre condizioni: l’eredità va al coniuge e ai parenti in linea retta, l’attivo non supera 100.000 euro e non ci sono immobili. La banca chiede comunque una dichiarazione di esonero per sbloccare il conto.
Quanto tempo ho per rinunciare all’eredità?
Dipende dalla tua situazione: chi è già nel possesso di beni del defunto ha di norma tre mesi per fare l’inventario, altrimenti resta erede; chi non ha nulla in mano ha molto più tempo. È il primo punto da chiarire con un notaio.
Posso pagare le bollette della casa di mio padre dal suo conto?
Di norma no: dalla comunicazione del decesso il conto è bloccato e le deleghe decadono. Le spese le anticipa un familiare e si conguagliano dopo; molte banche pagano invece la fattura del funerale direttamente dal conto.
Cosa succede alla pensione di un genitore che muore?
Le rate accreditate dopo il decesso vanno restituite all’INPS. Il coniuge e i figli a carico possono chiedere la pensione ai superstiti; gli eredi possono chiedere i ratei maturati e non riscossi con una domanda all’INPS.
Come dividersi le pratiche fra fratelli?
Per ruoli e non per disponibilità: uno tiene il calendario e parla con i professionisti, uno registra le spese, uno raccoglie i documenti, uno avvisa le persone. Nessuno decide da solo sui beni prima di aver scelto se accettare.
Questo articolo ha scopo informativo e non costituisce consulenza legale, fiscale o notarile. Le procedure possono variare da caso a caso: per la tua situazione rivolgiti a un notaio, un avvocato o un commercialista.